L'alba del Tokenocene
Hello humans
lunedì 25 maggio alle 11.30, in Vaticano, Papa Leone XIV promulgherà la sua prima enciclica: si chiama “Magnifica humanitas“, sarà dedicata in gran parte alla tutela della dignità umana nell’era dell’intelligenza artificiale e Pope Leo la presenterà insieme a un gruppo di teologi e scienziati tra cui spicca il nome di Chris Olah, co-founder di Anthropic e a capo della ricerca sulla interpretabilità dell’AI. L’enciclica segue di qualche giorno l’istituzione della Commissione Vaticana sull’Intelligenza Artificiale, ma soprattutto arriva 135 anni dopo la Rerum Novarum, l’enciclica promulgata da Leone XIII il 15 maggio 1891 - nel pieno quindi della seconda rivoluzione industriale - per dare una risposta cattolica alla “questione sociale” in un’Europa attraversata dagli scioperi per le condizioni durissime degli operai, dall’urbanizzazione selvaggia, dal conflitto tra capitale e lavoro, dall’avanzata del socialismo e di un liberismo senza regole. Io sono Matteo Montan e se volete saperne di più su di me e su questa [humans/AI] , trovate tutto nelle Info. Buona lettura.
Rerum Novarum, considerata l’atto di nascita della dottrina sociale della Chiesa, un impatto sulla Storia sicuramente lo ha avuto. Il punto qui è capire se “Magnifica humanitas” riuscirà ad intercettare ciò che sta accadendo, una rivoluzione mai vista prima per portata e velocità, una trasformazione che porta cambiamenti di una magnitudine probabilmente troppo grande anche per un Papa.
BASTERÀ UN PAPA NEL TOKENOCENE?
Stamattina pensando a cosa avrei scritto, insieme a Claude ho coniato questa parola che non esiste (se diventerà mainstream ricordatevi di questo post), mi serviva qualcosa che definisse non solo un tipo di economia ma piuttosto un momento della Storia, probabilmente un’era, in cui tutto viene misurato in token, le particelle elementari del pensiero artificiale, irrilevanti e invisibili una a una, enormemente impattanti, se prese tutte insieme, sulla futura coesistenza delle due specie.
Basta fare due conti per capire che l’effetto del Papa non è scontato: i cattolici battezzati nel mondo sono circa 1,4 miliardi, mentre quelli praticanti sono forse 500 milioni (non esiste una statistica ufficiale, solo stime), e la Chiesa esiste da 2000 anni. I chatbot AI - al momento - hanno circa 1,5 miliardi di utenti unici settimanali, che diventano 2,5 miliardi se si includono le persone esposte inconsapevolmente all’AI, come per esempio quelle che usano il nuovo search di Google. La GenAI è qui da meno di quattro anni, le persone oggi connesse a Internet sono 6 miliardi, ma nel giro di qualche tempo utenti AI e Internet coincideranno, è matematics. L’AI è tutta una questione di numeri, sempre più mastodontici, da qualunque lato la si guardi, leggete sotto.
In Utah stanno costruendo un data center grande 3 volte Manhattan: il progetto costa 100 miliardi, e si estende su 40.000 acri, consumerà 9 GigaWatt di potenza (due volte il picco di domanda elettrica dell’intero Stato nel 2025), e la gente del posto è piuttosto incazzata perché ci vorranno 63 milioni di metri cubi d’acqua l’anno per raffreddare le turbine, in una regione in piena siccità. LINK
Come emerge dal filing per l’IPO di SpaceX - una vera miniera di dati inediti - xAI (la società che produce Grok e che Musk aveva incorporato a febbraio nella sua venture spaziale) ha chiuso il 2025 con una perdita operativa di 6,4 miliardi di dollari, tutta dovuta al costo dell’AI, a fronte di 3,2 miliardi di ricavi. LINK
Ma sempre dai documenti per la quotazione di SpaceX si è scoperto che la sola Anthropic verserà a xAI 1,25 miliardi di dollari al mese fino a maggio 2029 per il potere di calcolo fornito dal suo data center Colossus per un totale che supererà i 40 miliardi nei tre anni. (Musk ha cambiato il modello di business di xAI, riducendo l’utilizzo di Grok, liberando capacità nei suoi server, e vendendo ai lab il proprio compute). LINK
Questo costo monstre non impedirà ad Anthropic di diventare profittevole in Q2, dopo aver fatto una crescita record sui ricavi (+130% trimestre su trimestre): il CFO stima ricavi a quasi 11 miliardi e un utile operativo di 559 milioni. Sarebbe il primo trimestre in utile della storia della società, a soli 5 anni dalla nascita, con un volume di affari annualizzato di 40 miliardi plus. LINK
L’alba del Tokenocene si ricorderà per il ritorno degli IPO miliardari: Cerebras Systems, che fa chip per l’AI (come Nvidia, ma i suoi sono diversi) il 14 maggio ha debuttato al Nasdaq: collocata a 185 dollari, l’azione ha aperto a 385 e ha chiuso il primo giorno a 331,07 dollari, +68% rispetto al prezzo di offerta. L’IPO ha raccolto 5,55 miliardi, il più grande di una tech americana dal debutto di Uber nel 2019. Capitalizzazione intorno ai 90 miliardi di dollari. Ieri il titolo ha chiuso a 100 dollari sopra il prezzo di collocamento. LINK
Di un’altra magnitudine, l’IPO di OpenAI, che finalmente sta arrivando, scrive il NYT: la società di Altman sta lavorando con Goldman Sachs e Morgan Stanley alla preparazione della documentazione e potrebbe depositare il prospetto entro le prossime settimane, con possibile listing a settembre. L’ultima valutazione disponibile è di 852 miliardi post-money, fissata nel round di marzo 2026. Una IPO di successo potrebbe puntare al traguardo dei mille miliardi, fra le più grandi della storia. LINK
Altman, intanto, ha offerto a 169 startup 2 milioni di dollari in token OpenAI in cambio di equity. LINK
Oggi si stima che vengano processati circa 300 trilioni di token al giorno, e ne gireranno sempre di più se pensate che Google ha appena annunciato dopo 25 anni un cambiamento strategico della sua mitica barra di ricerca, che diventa il punto di accesso alla sua AI al posto di Gemini, si espande dinamicamente, accetta in input testo, immagini, file, video e schede di Chrome, e ospita agenti AI personalizzabili capaci di operare in background 24 ore su 24. Un gran casino, insomma, alla Google, ma questo sarà un bel problema per OpenAI e tutte le big tech che hanno puntato su una strategia AI sul B2C: se ChatGPT ha 900 milioni di utenti settimanali, il search di Google ne ha 3 miliardi. LINK
Se c’è una effigie da mettere sulle monete del Tokenocene, al momento punterei su quella di Jensen Huang, l’uomo in pelle nera, che commentando l’ennesimo quarter da record (81,6 miliardi di ricavi) ha annunciato l’arrivo di Vera, la prima CPU progettata da Nvidia (che fa GPU), un super chip pensato espressamente per gli agenti che dovrebbe aprire un mercato da 200 miliardi di dollari finora inesplorato dall’impresa più grande del mondo. LINK
Le aziende ormai premiano i dipendenti che consumano più token, come si legge in un editoriale di Nature Machine Intelligence dedicato al “tokenmaxxing”, la pratica per cui le imprese valutano i dipendenti in base al volume di token AI consumato, trasformando l’uso dell’AI in proxy della produttività. Nature avverte però che così si premia l’attività invece del risultato, generando per altro burnout e sprechi. LINK
I clienti intanto diventano anche loro token, come racconta Bain & Company in un essay sui “synthetic customers” generati dall’AI a partire da dati interni di un’azienda e da fonti esterne e che producono ormai insight quantitativi attendibili quanto quelli della ricerca di mercato tradizionale, ma ad un terzo dei costi e in metà del tempo LINK
Un simbolo che verrà ricordato di questa fase convulsa sono le persone che sono tornate a girare con il laptop in mano, ma a differenza dell’era smartphone - quando si andava al bagno con il PC - ora i laptop non sono tenuti aperti ma semi-aperti perché dentro c’è un agente AI che sta lavorando in background, e se chiudi il lid si spegne tutto. LINK
L’AI sta diventando chiave anche i numeri della nostra finanza personale. OpenAI ha appena lanciato una nuova feature in preview per gli utenti Pro statunitensi che permette di collegare a ChatGPT conti correnti, carte e investimenti, fornisce dashboard di portafoglio, spese, abbonamenti e pagamenti in scadenza. LINK
Ma sugli investimenti suggeriti dall’AI, sempre più in voga, arriva l’allarme di Investopedia che avverte: usare l’AI per investire in Borsa porta rischi rilevanti. I modelli, addestrati su dati passati, non prevedono eventi cigno nero come pandemie o shock geopolitici, non colgono i fattori psicologici degli investitori e in alcuni casi sono affetti da overfitting (il modello impara a memoria il passato ma poi funziona malissimo sul futuro). In più le autorità regolatorie hanno segnalato la diffusione di schemi fraudolenti che usano l’etichetta “AI” come gancio commerciale. LINK
Il vero punto di domanda di tutta questa storia che stiamo raccontando, di questa società che si sta ridisegnando intorno all’AI, è: ma le persone che la stanno guidando sono quelle giuste? Se avete letto - anche qui su [humans/AI] - i resoconti delle testimonianze del processo Musk vs. Altman davanti alla corte federale di Oakland, dove OpenAI formalmente ha vinto, il senso che prevale è che abbiamo perso un po’ tutti. Come ha scritto Hayden Field su The Verge: “Questo processo ci consegna una visione di fondo sull’AI ben diversa: quasi nessuno dei protagonisti di questa vicenda sembra davvero affidabile. Alcuni tra gli uomini più potenti della tecnologia globale sembrano caratterialmente incapaci di confrontarsi tra loro con onestà. E se è davvero così, ci resta una domanda: perché sono proprio loro a guidare un’industria destinata a stravolgere la vita di tutti?” LINK
GENZ BACKLASH, JOB APOCALYPSE AND THE NEW TRILLIONAIRES
La GenZ la sua risposta se l’è già data, almeno stando a un recente sondaggio di Gallup sui giovani americani secondo cui la quota degli AI enthusiast è scesa in un anno dal 36% al 22% e quella degli AI haters è salita dal 22% al 31%. LINK
Un reportage di Semafor dal titolo “La Classe 2026 è cotta”, racconta dello shock dei neolaureati statunitensi entrati al college pieni di prospettive quando ChatGPT non esisteva ancora e che escono in un mercato del lavoro totalmente diverso, dove solo il 30% dei laureati trova lavoro nel proprio campo (due anni fa era 41%). Il senatore Dem Mark Warner prevede un tasso di disoccupazione per i neolaureati del 30% nei prossimi due anni (computer science, business e data analytics i settori più colpiti, infermieristica e ingegneria civile quelli più al sicuro). LINK
Gli scenari sono sempre più catastrofici. L’Economist, che con una copertina del genere una volta avrebbe mandato a picco i mercati e oggi fa meno male di una mosca, ha titolato l’ultimo numero “Prepare for an AI jobs apocalypse”, sullo sfondo di un nugolo di colletti bianchi (in realtà neri, per esigenza scenica) inghiottiti in un gorgo rosso senza fine. Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI, ha detto al Financial Times che la maggior parte dei task che oggi si fanno seduti davanti a un computer saranno completamente automatizzati entro 12-18 mesi, citando esplicitamente contabilità, settore legale, marketing e project management. LINK
Per spiegare a chi non ci crede che sta già succedendo, questa settimana cade bene la storia di Intuit, una società che ha fatto fortuna negli Stati Uniti sul software gestionale per le PMI (diciamo un Fatture in Cloud alla milionesima) e che dopo avere fatto il peggior quarter dal 2024 sta licenziando il 17% dello staff. LINK
E intanto la forbice tra chi sta male e perde il lavoro e chi sta bene si allarga. I superricchi non sono più i proprietari degli AI lab ma anche i loro dipendenti, come racconta un’interessante analisi condotta da Epoch AI sui “superstar AI researcher” , i quali guadagnano dalle 10 alle 100 volte più ricercatori AI diciamo normali. Mentre la maggior parte dei colleghi prende stipendi da solo un milione di dollari l’anno circa (ma vaff…), i top hanno pacchetti che possono superare i 100 milioni annui. La teoria sottostante è che un breakthrough AI è come un teorema: una volta scoperto, lo possono usare tutti senza che si esaurisca, e scala all’infinito. LINK
Vivessi nella Silicon Valley farei una bella inchiesta su quanti AI breakthrough sono stati generati da ricercatori che prendono più di 10 testoni l’anno. Stando in Val Padana riprendo mestamente la notizia del mitico Andrej Karpathy, ex co-founder di OpenAI, inventore del termine vibe coding, uno che qualche svolta nell’AI l’ha fatta davvero il quale ha annunciato di essersi appena unito al team di Anthropic. Il pacchetto non è noto ma siamo sicuramente nella 9-digit zone. Se sono, come probabile, 100 milioni di dollari all’anno, secondo le stime dell’ONU ci stanno 620.000 anni di reddito medio di un abitante di Gaza. LINK
È tutto per oggi, humans, alla prossima settimana!
Matteo M.
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