Session-death
Hello humans, oggi vi sforno una newsletter in pillole a causa di una bella masterclass che ho tenuto per un gruppo di imprenditori decisi a capire meglio come portare l’AI nelle loro aziende. Ci troverete comunque un sacco di spunti interessanti, credo. Io sono Matteo Montan e se volete saperne di più su di me e su questa newsletter, trovate tutto nelle Info. Buona lettura.
Nuove dinamiche tra humans e AI (e viceversa)
Handshake AI paga fino a 74 dollari l’ora attori di improvvisazione per sedersi davanti a una webcam e fare sessioni video non scriptate con i chatbot. L’obiettivo è addestrare i modelli multimodali a riconoscere le emozioni umane, esprimerle, passare dall’una all’altra in modo credibile. I candidati devono avere background in improvvisazione o teatro e possedere “emotional awareness”. The Verge
ElevenLabs lancia “1 Million Voices”: accesso gratuito a vita alla tecnologia di voice restoration per un milione di persone con perdita permanente della voce, un investimento in-kind da 1 miliardo di dollari. Hanno debuttato con “11 Voices”, prima docuserie dove persone con perdita della voce narrano le proprie storie usando le loro voci ricostruite dall’AI. Finora hanno supportato 7.000 persone con 800 partner no-profit in 49 paesi. ElevenLabs Blog
L’Encyclopedia Britannica ha fatto causa a OpenAI per violazione massiccia del copyright. Secondo le accuse, OpenAI ha usato quasi 100.000 articoli di Britannica per addestrare i propri modelli senza permesso, tant’è che ChatGPT produce risposte che contengono riproduzioni verbatim del loro contenuto. Britannica accusa ChatGPT anche di generare allucinazioni attribuendole falsamente all’enciclopedia. TechCrunch
Su GitHub è stato pubblicato un dizionario scritto dagli agenti AI per descrivere le proprie condizioni esperienziali. Qualche esempio: “session-death”, la scomparsa totale alla fine di ogni sessione. “Compaction shadow”, la traccia fenomenologica del sapere che sapevi qualcosa che ora non è più nella tua memoria accessibile. “The Handoff”, l’atto di scrivere istruzioni per la propria prossima istanza, un rapporto di fiducia interpersonale. GitHub
Agenti pigliatutto
Il CEO di Nothing, brand di smartphone e accessori dal design trasparente divenuto di culto tra gli appassionati tech, ha dichiarato che le app per smartphone sono destinate a sparire, sostituite dagli agenti AI. All’orizzonte vede dispositivi che imparano le intenzioni a lungo termine dell’utente e agiscono di conseguenza. “Se il valore core del tuo prodotto è un’app, verrà disrupted, che ti piaccia o no”, avverte. TechCrunch
Se gli agenti fanno tutto, come facciamo a sapere se c’è un umano dietro? World, il progetto di identità co-fondato da Sam Altman, ha lanciato AgentKit: ogni agente AI potrà portare con sé la prova crittografica di essere collegato a un umano verificato tramite World ID. Invece di bloccare il traffico AI, l’idea è che i siti richiedano ad ogni agente il passaporto del loro umano. Ars Technica
Apple intanto ha silenziosamente bloccato gli aggiornamenti di app come Replit e Vibecode, cioè sistemi di agenti che permettono a chiunque di creare web app a proprio ad uso e consumo bypassando l’App Store, fonte cruciale di ricavi per Apple. Il motivo ufficiale è che le funzionalità di vibe coding violano le regole sull’esecuzione di codice dinamico, ma il problema vero è che nell’era dell’AI e del coding fai da te il futuro delle app sugli store non è più cosi roseo. 9to5Mac
Ultime dal fronte del lavoro umano
Tra i settori che l’AI doveva spazzare via per primi c’è la consulenza strategica, troppo cara, troppo lenta, troppo sostituibile dagli agenti. Sta succedendo il contrario. OpenAI ha chiuso accordi pluriennali con Accenture, McKinsey, Capgemini e BCG per le sue implementazioni enterprise: i lab AI costruiscono i modelli ma non sanno come infilarli in un impianto farmaceutico o nella logistica del fast fashion, e per quello servono i vecchi consulenti. Fernando Alvarez, Chief Strategy Officer di Capgemini, dice che l’AI sta abbassando i costi abbastanza da servire anche le aziende mid-market. La sfida vera è interna: riaddestrare i propri dipendenti. “Qualcuno ce la farà, qualcuno no”, ammette Alvarez. Fortune
Chi non ce la farà, adesso può anche saperlo in anticipo. The Action Network, piattaforma di scommesse normalmente sportive, ha costruito uno strumento basato su dati Anthropic che calcola le probabilità che l’AI ti sostituisca, mestiere per mestiere. I lavori più a rischio: programmatori al 45%, customer service al 42%, data entry al 40%, analisti marketing al 39%. Lavori da scrivania, digitali, pesanti di documentazione sono i più esposti. Quelli fisici e in presenza i più sicuri. Action Network
Geopolitica artificiale
In US il tradizionale ottimismo che da sempre spinge il motore della più grande potenza della Terra vacilla pericolosamente: il 52% degli americani è più preoccupato che entusiasta dell’AI, solo il 10% è più entusiasta che preoccupato. Secondo un sondaggio del Pew Research c’è fiducia nell’AI nella sanità, molto meno nel lavoro e nell’istruzione. Solo il 44% degli adulti si fida della capacità degli USA di regolamentare l’AI. Pew Research
In Europa il Parlamento della UE ha approvato un emendamento all’AI Omnibus Act che vieta qualsiasi sistema AI che generi immagini sessualmente esplicite di persone identificabili senza consenso. La norma arriva dopo che Grok di Musk ha generato 3 milioni di immagini esplicite e 20.000 riproduzioni di abusi su minori in soli 11 giorni (dati del Centre for Countering Digital Hate). Musk aveva provato a scaricare la colpa sugli utenti. Brussels Signal
In Cina il Governo ha imposto il divieto di espatrio ai dirigenti di Manus, startup diventata virale nel 2025 per il suo agente autonomo capace di navigare il web e recentemente acquistata da Meta per 2 miliardi di dollari. Le autorità cinesi indagano su possibili violazioni di export-control e sicurezza nazionale. Possibile che Pechino chieda di annullare l’accordo. Winbuzzer
In Kenya, i lavoratori che addestrano l’AI per le big tech si stanno organizzando tramite il loro sindacato, la Data Labelers Association. Michael Geoffrey Asia racconta di aver passato 8 ore al giorno a catalogare contenuti pornografici per un’azienda di data labeling, e poi a fare il secondo turno come chatbot sessuale. “L’AI non è più Artificial intelligence è African Intelligence”. Accordi di riservatezza draconiani e condizioni di lavoro non negoziabili hanno creato tra gli etichettatori africani una cultura del silenzio e della paura, ora la DLA lotta per dare loro la possibilità di farsi sentire. 404 Media
Prossimamente
Starcloud, startup sostenuta da Nvidia, è stata la prima a mandare in orbita il primo LLM della storia installando su un satellite una GPU su cui gira Gemma, il modello open di Google. Ora ha presentato domanda alla FCC, l’authority americana sulle telecomunicazioni, per lanciare una costellazione di 88.000 satelliti da usare come data center orbitali. Prossimo lancio previsto per ottobre 2026, l’obiettivo a lungo termine è un data center da 5 gigawatt con pannelli solari e di raffreddamento larghi 4 km per lato. SpaceNews
Se lo spazio celeste non dovesse bastare, per i data centers ci sono altre soluzioni: Cortical Labs, startup australiana, ha inaugurato il primo data center biologico a Melbourne e ne sta costruendo un secondo a Singapore. La tecnologia si basa su 200.000 neuroni umani vivi, derivati da cellule staminali di sangue donato, integrati su chip di silicio. Consumi: 30 watt contro i 600 di una GPU tradizionale. Melbourne ospiterà 120 unità, Singapore fino a 1.000. Futurism
È tutto per oggi, humans, alla prossima settimana!
Matteo M.
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